L'Aquila, 23 ottobre 2001
Intervento in occasione della visita al Consiglio Regionale del Presidente della Camera dei Deputati, On. Pierferdinando Casini
IDENTITA' REGIONALE E NUOVO STATUTO NEL QUADRO DELLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
Poche parole, signor Presidente della Camera, innanzitutto per porgerle il saluto più cordiale della Giunta regionale d'Abruzzo, oltre che mio personale. Siamo felici della sua presenza nella nostra regione e dell'incontro con lei, signor Presidente.
L'occasione ci è particolarmente gradita per ripeterle qui, nel Consiglio regionale di Abruzzo, gli apprezzamenti per il suo lavoro di Presidente della Camera dei deputati, per come lo svolge, per rinnovarle le espressioni di stima. E' una occasione impreziosita dalla presenza dell'onorevole Louvin, che ringrazio per essere venuto anch'egli qui, dalla presenza di Presidenti di questa Regione in altri momenti della nostra trentennale storia, dalla presenza dei Sindaci, dalla presenza dei Presidenti delle Amministrazioni provinciali, dei parlamentari e di larga parte di uomini e donne che fanno la società del nostro Abruzzo. Grazie a tutti voi per aver voluto celebrare con noi il 31° anniversario del nostro Statuto, che, però, ci apprestiamo a riformare.
Io non credo, signor Presidente, che questa mattina debba ulteriormente svilupparsi in questa sede, nonostante la sua presenza, un dibattito sullo stato dell'arte relativo alla elaborazione in corso del nuovo Statuto della Regione Abruzzo. 11 Consiglio regionale consegna oggi al Presidente della Camera dei deputati e al Presidente della Conferenza dei Presidenti dei Consigli regionali una indicazione del lavoro svolto, del percorso ancora da compiere. Successivamente, questo Consiglio sarà ancora impegnato e lavorerà certamente con andamento sereno, così come è stato finora, tant'è che a nessuno è sfuggito che lo spirito di collaborazione tra le varie scuole di pensiero ha reso possibile che si procedesse speditamente se non velocemente.
Come Presidente della Giunta regionale, eletto per la prima volta, in questa regione come in altre, con il voto universale a suffragio diretto, qualche riflessione alla sua presenza, signor Presidente, forse devo farla per consegnarla anche all'attenzione dei miei colleghi, con i quali poi continuerà a svilupparsi il confronto. Io ho vissuto con gli amici che costituiscono con me la maggioranza - e li ringrazio per il sostegno di cuore al Governo della Regione Abruzzo - una campagna elettorale nel corso della quale si è parlato di presidenzialismo e di elezione diretta dei vertici degli esecutivi nelle varie istituzioni. Devo dire che anche da importanti componenti della odierna opposizione - che ringrazio, anche qui con il cuore, per il lavoro appassionato che sanno svolgere all'interno del ruolo che loro compete, che è importante tanto quanto quello della maggioranza, ancorché diverso - si erano espresse per la elezione diretta. Attorno a questa ipotesi di campagna elettorale si incardinavano le considerazioni dei necessari contrappesi, ma nessuno nascondeva il fatto che il presidenzialismo costituiva esso stesso un contrappeso al federalismo che già si attuava, sia pur timidamente, come primo passaggio realizzato con la legge n. 1 del 1999. Se devo dare un senso all'esito elettorale e se devo dare un significato a quanta parte, durante la competizione elettorale, sia stata data alla materia dell'elezione diretta, devo desumere che gli abruzzesi si aspettano che nella Carta statutaria venga confermato questo principio.
E' entrato infatti, a mio giudizio, nel convincimento allargato dell'opinione pubblica che la stabilità degli esecutivi, la coerenza tra il patto elettorale e il lavoro nelle istituzioni si possano riferire al modello che discende dalla elezione diretta dei presidenti delle regioni collegandolo analogicamente agli esiti del sistema della elezione dei sindaci e dei presidenti delle province che continua a dare risposte di governabilità del territorio, con uomini eletti direttamente dagli elettori e perciò sottratti dalle logiche certamente legittime, ma di palazzo e dagli atteggiamenti talvolta ondivaghi. Il livello di amministrazione dove da più anni si è realizzata questa esperienza è quello più importante nell'ambito di un federalismo per quanto riguarda la sussidiarietà verticale in un livello istituzionale del territorio che è il primo a dover dare risposte ai cittadini. Perciò, la mia speranza - lo dico con molto rispetto per il pensiero che altri dovessero avere - è che questa linea possa essere accolta nel nostro Statuto.
So perfettamente che la Carta statutaria è un momento alto e nobile di confronto che deve basarsi su considerazioni obiettive di qualunque segno, senza retropensieri; il risultato finale, però deve essere condiviso e partecipato da un ventaglio il più ampio possibile. So di poter legittimamente pensare che all'ampiezza della condivisione partecipino quei consiglieri espressione di quelle forze che nel Parlamento, nel Paese, nei dibattiti, in occasione delle varie tavole rotonde - anche qui in Abruzzo ne abbiamo organizzate - hanno trasmesso un messaggio di fiducia nel sistema di elezione diretta del presidente della regione. D'altronde, e questo lo dico per le forze di maggioranza o per molte di esse, il Presidente Berlusconi, nel suo discorso di insediamento alla Camera dei deputati, tenuto nello scorso mese di giugno (non sono passati moltissimi mesi), affermò che il Governo avrebbe favorito la modifica del sistema elettorale al fine di consentire reiezione diretta del premier, se non del Presidente della Repubblica.
Credo che i cittadini sappiano perfettamente che la filosofia con la quale si è affrontato il turno elettorale del 13 maggio scorso era quella che portava a votare o per Berlusconi o per Rutelli, nonostante non vi fosse la legge. Ho una esperienza che spero mi sia consentito di riferire: mi trovavo al Senato, grosso modo un paio di anni fa, e il senatore Schifani di Forza Italia, oggi presidente di quel gruppo, concludendo il discorso nella discussione sui disegni di legge costituzionali, mi impressionò favorevolmente per la forza e la convinzione con le quali espresse l'auspicio che l'aula potesse allora rispondere all'anelito, che viene dal Paese, di un sistema istituzionale su base regionale e locale, ma anche nazionale e parlamentare più forte, più coerente con le scelte degli elettori e dei cittadini e che garantisca la possibilità di decisioni derivanti da una legittimazione popolare che può provenire con il voto universale a suffragio diretto.
L'autonomia delle regioni viene ad essere rafforzata, a mio giudizio, con l'autonomia statutaria attraverso due passaggi fondamentali: la forma di governo ed il sistema elettorale. Dobbiamo però evitare che non emerga, con l'autonomia statutaria, una debolezza dell'autonomia delle regioni rispetto a quella dei comuni e delle province per il modo diverso di elezione, come è stato rilevato nel corso dei lavori parlamentari ante riforma, quando si riteneva, cioè, che a contribuire a definire la fisionomia del federalismo italiano come fortemente ancorato alle autonomie territoriali minori avesse contribuito reiezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province. Ma è storia, comunque la pensiamo, che quelle realtà territoriali minori abbiano rappresentato un esempio di stabilità sufficientemente forte, ma certamente forte nel confronto con le amministrazioni elette con il sistema previgente al 1993. Vi è un valore positivo nella stabilità in quanto bene costituzionale. La forma dei governi deve corrispondere alla necessità della stabilità, deve corrispondere al patto di stabilità nazionale che, per tanta parte, coincide con il patto di stabilità finanziaria di raccordo europeo. Il senatore Passigli, che mi sembra abbia avuto tanta parte in questo processo riformatore, ebbe a dire, prima che venisse licenziata la richiamata legge n. 1 del 1999: la possibile introduzione dell'elezione dei presidenti della giunta regionale è una innovazione che si sposa armonicamente con quanto già è avvenuto a livello locale e con quanto si sta preparando a livello nazionale.
Chiaramente la legge elettorale nel suo complesso non può confliggere con la modalità di elezione del presidente eletto a suffragio universale. Una volta affermato questo principio della elezione a suffragio universale del presidente della giunta regionale è impensabile, o è difficile pensare che molti consigli regionali non si attrezzino per approvare statuti che non sottraggano ai cittadini il titolo ad eleggere a suffragio universale il presidente della giunta. Escludo che gli argomenti riguardanti il numero dei consiglieri e il numero degli assessori possano essere capaci di rendere difficoltoso un accordo ampio: tutt'al più questi argomenti si dovranno rendere coerenti, anzi armoniosi, con le risorse finanziarie della regione. Però, anche per questo aspetto, quello finanziario (che certamente è secondario, pur se molto importante rispetto alle esigenze di funzionalità e di rappresentatività democratica), dobbiamo riflettere sul coinvolgimento negli esecutivi regionali di personalità al di fuori della compagine consiliare.
Una previsione siffatta è certamente un segnale di apertura al mondo esterno, però bisognerà, a mio giudizio, tener conto che chi partecipa alla lotta elettorale dovrà pure avere la possibilità di decisioni a livello di esecutivo. Ma questo argomento va trattato - e lo tratteremo certamente - senza trascurare che i componenti della giunta che sono pure consiglieri sono tentati qualche volta di portare condizionamenti agli esecutivi, anche senza volerlo.
Non è il caso, grazie a Dio, di questa Giunta regionale, ma se leggo bene le altrui esperienze, da qualche altra parte il fenomeno è presente e qualcuno se ne deve occupare. Noi avremo tempo di riflettere su queste argomentazioni e sulle altre sulle quali si soffermeranno gli altri colleghi. Io, signor Presidente della Camera, ho voluto riferirle il compiacimento per la sua presenza, l'apprezzamento per la sua persona e per la sua attività e ho voluto farle conoscere che in Giunta, come tale, facciamo le più opportune considerazioni, cercando appassionatamente il raccordo con il Consiglioregionale, di cui sentiamo il valore grande e profondo. Senza un ruolo forte del Consiglio regionale, noi non realizzeremo quelle istituzioni regionali che sono un bisogno per la cittadinanza, per il territorio, per la regione tutta. Grazie.

