Giovanni PaceGiovanni Pace


Interventi come Presidente della Regione Abruzzo

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Bologna, aprile 2001
Discorso al congresso di Alleanza Nazionale


Caro Presidente, colleghi delegati di Alleanza Nazionale, l’intervento del nostro Presidente Fini, apprezzatissimo, ha affrontato anche il tema delle autonomie locali e del federalismo.

Questo congresso arriva in un momento certamente significativo per la vita del nostro partito che è forza nel Governo e che guida con i partiti alleati le amministrazioni di centinaia di Comuni, di decine di Province e di due Regioni. All’eventuale interrogativo se la destra, in questo congresso, si rivela all’altezza della situazione che vive nel Paese, può rispondersi, a mio giudizio, positivamente ed i commentatori politici credo stiano su questa linea almeno da come abbiamo letto sui giornali ma credo che dobbiamo riflettere anche su come  la destra si comporta quando fa governo a tutti i livelli istituzionali. Voglio farla questa riflessione ma voglio diure anche al Congresso che io, Presidente della mia Regione, Presidente dell’Abruzzo di cui vi porto il saluto, ho bisogno dell’aiuto del mio partito anche prima della fase della riflessione, ed ho bisogno dell’aiuto del Governo nazionale ed ancora di più degli uomini della delegazione di An al Governo nazionale. Ho bisogno del supporto del partito per verificare la elaborazione dei programmi anche di settore, per la ricerca di un asintonia con le impostazioni progranatiche delle altre sitiutzioni in cui siamo presenti. Ho bisogno dell’aiuto del partito per i collegamenti necessari con gli aseessori delle alttre Regioni, per razionalizzare confrontyi che sono utili solo se si sviluppano dentro n qudro programmato e con una regia.

Ho bisogno del Governo perché i ytraferimenti delle risorse programmati siano celeri e non restino sulla carta. Credo di poter raccomandare un’attenzione particolare di AN a queste esigenze, specie in relazione al fatto che il federalismo è in itinere, tutto sommato faticoso; la devolution ci deve ancora lavorare il Parlamento, la attuata riforma del titolo V DELLA Costituzione appare oggi più una enunciazione che una riforma, credo che Fini lo abbia illustrato e quindi non ripeto quello che è stato detto e che condivido; fatto sta che ad esempio non esite una norma transitoria per l’applivazioine della riforma, per il trasferimento delle deleghe, insomma è tutto da inventare.

Io che sono uno dei due Presidenti di Regione di An desidero interrogarmi insieme con voi su quel che sto riuscendi a fare in Abruzzo, se sto attuando con la filosofia della destra la politica che avevo disegnato da destra per yutti i cittadini. Non solo nelle due Regioni dove ha assunto, con suoi uomini, la e stiamo parlando di Presidenti di Alleanza Nazionale. Consentitemi, inoltre, di portare, anche in questa veste, il saluto a questo Congresso del mio Abruzzo. Regione che è stata la culla, anche culturale, di una scuola della destra,  la terra che ha dato i natali a Silvio e Bertrando Spaventa ed a Gabriele D’Annunzio. Credo di poter dire che, come  Governo regionale d’Abruzzo, abbiamo cercato di attuare la politica che avevamo disegnato per tutti i cittadini.

E’ anche grazie a questa filosofia d’intervento se siamo stati capaci di ridurre progressivamente il gap che ancora ci separa dalle regioni del centro nord. Questo nonostante una situazione fortemente condizionata da una vicenda giudiziaria che l’opposizione di centro sinistra continua a strumentalizzare per delegittimarci.

A dimostrare il nostro trend positivo sono gli indicatori economici che vedono il tasso di disoccupazione costantemente al di sotto della media nazionale ed il PIL in continua crescita ma anche una ritrovata fiducia del sistema imprenditoriale abruzzese nelle scelte di un Governo regionale che sostiene la piccola e media impresa, autentico tessuto economico del nostro Abruzzo. Questo senza aver tralasciato settori storicamente trainanti per la nostra economia come agricoltura e artigianato e un comparto emergente come il turismo che stiamo cercando di incrementare anche attraverso il potenziamento dello scalo aeroportuale di Pescara. Ma non intendo entrare più di tanto nel dettaglio della mia  esperienza amministrativa nella quale, è forse superfluo ricordarlo, sto mettendo tanta passione ed impegno, come e forse più di quando ero parlamentare, perché questo è un congresso nazionale ed è il caso di riflettere e di confrontarci sui grandi temi.

Vorrei, però, ricordare che la nostra azione politica in Abruzzo si è caratterizzata, rispetto ai Governi precedenti, per aver aperto il Palazzo agli uomini ed alle donne abruzzesi migliorando sensibilmente il dialogo tra Istituzione e cittadino. Abbiamo attivato, inoltre, una serie di momenti di confronto, anche e soprattutto sul territorio, per meglio recepire le esigenze di chi è più distante dai centri di decisione. In questa ottica va letto il mio personale sforzo di incontrare, andando nelle loro sedi istituzionali, tutti i 300 sindaci d’Abruzzo anche per far emergere quei principi di autodeterminazione dei centri periferici che sono vicini alla nostra filosofia di governo.

In questi due anni, abbiamo cercato di porre la vita politica ed amministrativa regionale al centro dell’attenzione della società abruzzese facendo scelte, spesso coraggiose, ma le abbiamo fatte nella più totale trasparenza e con l’intento di dare un  forte segnale di attenzione al cittadino. Ecco perché, nel bilancio regionale che abbiamo recentemente approvato, abbiamo preferito non inasprire  l’imposizione fiscale, anzi l’abbiamo diminuita come testimonia la riduzione dell’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, diminuita di un punto percentuale per tutte le aziende agricole d’Abruzzo. Inoltre, non sono state previste né addizionali IRPEF, né tasse sulla salute, né accise sulla benzina.

Questa è stata la nostra “originale” applicazione del concetto di federalismo fiscale nonostante le molteplici esigenze del territorio ci avrebbero suggerito scelte di segno contrario. Abbiamo cercato di farlo capire ai cittadini d’Abruzzo, magari occorrerebbe migliorare la fase della comunicazione, ma ci stiamo attrezzando anche in questo campo. Non nego, inoltre, che dovremmo rendere più fluida e funzionale la macchina amministrativa regionale per perseguire al meglio gli obiettivi che abbiamo inserito nel nostro programma di Governo. Per far questo, però, oltre alla modifica della legge regionale che regola l’organizzazione del personale, necessiterebbe anche un cambiamento di mentalità, in seno alla burocrazia regionale, che è un processo che richiederà forse degli anni  per potersi realizzare compiutamente.

Dal canto nostro, intendo come Governo di centro destra della Regione Abruzzo, abbiamo posto attenzione al riequilibrio territoriale prevedendo corposi stanziamenti per le aere interne, soprattutto quelle in difficoltà sotto il profilo dell’occupazione, ed un sostegno economico significativo per quei progetti europei a bando che richiedono un cofinanziamemto da parte delle Regioni  e che poi sono quelli che permetteranno di spalmare risorse sul territorio al di là dei fondi strutturali. Ne abbiamo presentati una trentina, molti dei quali collegati al sociale, cosa mai successa in passato, così come abbiamo incrementato le provvidenze in favore delle famiglie e favorito l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa per le giovani coppie attraverso il  pagamento degli interessi sui mutui. Per quanto concerne, poi, le nuove competenze delle Regioni, ritengo di dover accogliere pienamente e di sostenere con forza l’appello lanciato dal Presidente Fini agli Stati Generali della Casa delle Libertà affinché si arrivi, in tempi brevi, ad un confronto costruttivo sulla devolution e sulle applicazioni della riforma dell’articolo V della Costituzione che si è rivelata particolarmente lacunosa e che, quindi, sarebbe opportuno migliorare. In sostanza, attendiamo la devolution nel vero senso della parola e conseguentemente una “riforma della riforma” che consenta di eliminare dubbi ed incertezze su ciò che rientra nella sfera normativa delle Regioni e quello che, invece, compete allo Stato.

In effetti, con la modifica del titolo V della Costituzione si è forse fatto un passo avanti sul piano dell’enunciazione ma non su quello effettivo. Anzi, c’è il concreto rischio, come ha rimarcato lo stesso Fini, di una conflittualità che è già sfociata in diversi ricorsi alla Corte Costituzionale. Si tratta di una nuova articolazione che non è supportata da norme transitorie. Vi sono deleghe ma alle Regioni non sono state trasferite risorse.  Intanto, come Regione Abruzzo, ci troviamo a buon punto nel processo di riforma dello Statuto che, dopo trent’anni di operatività, passerà il testimone ad uno strumento normativo più snello e più aderente al modello che si è dato la società abruzzese in questi anni. Statuto per il quale, sia come Presidente di Regione che come componente del gruppo consiliare di Alleanza Nazionale, che mi ha affiancato brillantemente in questa battaglia,  mi sono impegnato per far sì che  prendesse una forte impronta presidenzialista.

L’elezione diretta del capo dell’esecutivo, infatti, sia che si tratti del capo del Governo nazionale, sia che si tratti del sindaco o di un presidente di Regione o di Provincia, a mio avviso, oltre a garantire stabilità al Governo che si trova a guidare, rappresenta anche una fisiologica e corretta applicazione di uno dei principi cardine del federalismo che poi è quello secondo cui spetta ai cittadini individuare la guida, il vertice dell’istituzione, al quale affidare le riposte ai propri bisogni senza trascurare, ovviamente, il ruolo dei partiti, che in Italia, per fortuna, ha e continua ad avere un peso decisivo. Tuttavia, se da un lato questo stato di cose finisce per  comportare una maggiore responsabilità per chi si trova a ricoprire certi ruoli di Governo, dall’altro si deve necessariamente evitare il rischio di un eccessiva personalizzazione della politica che può portare il confronto dialettico verso pericolose derive di scontro sociale. Per questo, sono convinto che vada  sempre ricercato il dialogo, pur nella fermezza delle proprie convinzioni e della propria filosofia.

Questo modus operandi è nel DNA di Alleanza Nazionale e sistematicamente lo adottiamo nel confronto con le forze sociali della società civile, con i sindacati, le categorie professionali, le forze economiche del territorio o semplicemente con le persone che ci chiedono risposte ai  loro problemi. Ma lo facciamo il più possibile vicino ai luoghi dove si esprime e si manifesta il loro essere cittadini. Così intendiamo il principio di sussidiarietà che poi deve andare di pari passo con quello di solidarietà, da tradurre, sempre nel rispetto delle peculiarità territoriali, in un maggiore equilibrio di opportunità di crescita economica e culturale tra le diverse aree di un Paese e quindi di una Regione o di una Provincia.

In Abruzzo abbiamo il problema delle zone interne che vanno rilanciate con un’adeguata politica di sostegno che non può non passare attraverso una robusta rete infrastrutturale. Così si spiega l’inserimento della dorsale appenninica comprendente il tratto Amatrice-L’Aquila-Navelli e delle pedemontana Abruzzo-Marche nella legge delle grandi opere. Ora, però, il compito della politica dovrà essere quello di trasferire al più presto le risorse necessarie per far aprire i cantieri e permettere l’avvio degli interventi. Sarebbe un segnale che la gente d’Abruzzo coglierebbe immediatamente. Grazie per l’attenzione.

Viva alleanza Nazionale.

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