2003
Prolusione Premio Silone
Sono momenti di emozione e commozione che ci sono stati consegnati non soltanto da questa giornata. Questa è la 12a volta che ci riuniamo per ricordare, celebrare, e cercare di trovare la forza di ispirarci ad Ignazio Silone, al suo credo, al suo modo di essere. E’ un autore, un letterato, un intellettuale particolare. Non può essere scritta tutta la storia di un uomo che ha pensato sempre al riscatto non solo dalle condizioni materiali, obiettive, ma anche da una fatalità che sembrava aggredire una collettività, una società, non soltanto quella ristretta nell’ambito dei confini regionali, ma quella ancora più ampia, rispetto alla quale le aggressioni più pericolose, quelle che ti tolgono il fiato, alla libertà. Le aggressioni sono sempre più facili da realizzare, portate da una sorta di suggestione che può suggerire giudizi frettolosi. Ed ecco Silone, il riscatto, Silone che scrive “Uscita di sicurezza”. Della mia generazione chi non si è ispirato, non si è acculturato a queste cose?Rievocare, celebrare Silone si deve per tutte quante queste ragioni. Poi, senti parlare Ermanno Olmi, rivedi, ripensi ai suoi film, rileggi con la memoria le cose che di lui hai letto e le cose che lui ha scritto e ti ha consegnato, e, allora, devi superare l’emozione.
Innanzitutto, devo dire che sono contento di come si sia sviluppata, continuata, organizzata questa giornata del 12 ° Premio Silone che volge al termine. Sono contento perché l’organizzazione è perfetta, perché la qualità è splendida, perché questi giovani delle scuole medie, dell’università, che ci hanno consegnato i loro lavori, la loro testimonianza, la loro passione, aprono il cuore alla speranza di un giovane di 70 anni che deve pensare a coloro i quali saranno non soltanto gli studiosi attenti alle cose che capitano dentro un territorio all’interno di una società, ma anche quelli che costituiranno la classe dirigente di domani. La classe dirigente di domani ha il compito non soltanto di realizzare i programmi e i progetti, ma anche la speranza e il sogno. Dobbiamo pensare alla grande, come Ermanno Olmi, come Ignazio Silone, come tanti altri Abruzzesi che si sono avvicendati lungo il percorso della costruzione di una storia regionale che è molto forte e che è molto ampia.
Questa giornata si è conclusa felicemente, sono lieto che con Gianni Melilla abbiamo ripreso questo premio, con la sua passione, la sua idealità, e lo abbiamo portato al risultato di oggi, come anche a quello dello scorso anno, di 2 anni, di 3 anni fa. E’ un premio molto importante, non confinato negli angusti confini di questa meravigliosa Regione, un premio internazionale che interessa il mondo e la cultura internazionale. Devo dire ancora una volta che il merito non è di chi vi parla, che si trova a fare il Presidente della Regione, - per me, fortunatamente, forse qualcun altro la pensa diversamente, ma non importa, ci metteremo d’accordo- ma di Gianni Melilla, il mio oppositore.
L’ho già detto altre volte, io non ve lo raccomando come oppositore, ve lo raccomando come amico, come persona perbene. 3 o 4 anni fa mi disse: “Presidente, per questo Premio Silone, che facciamo? Per ricordarti che è una cosa importante, voglio regalarti nell’aula del C.R. alcune opere di Ignazio Silone”. Si è alzato, è venuto al banco della Presidenza, e mi ha consegnato le Opere.
Abbiamo ripreso il cammino glorioso del premio Silone, stiamo immaginando come fare per irrobustirlo, il viatico è quello che stiamo percorrendo, Ermanno Olmi ne è una testimonianza. Consentitemi di tornare all’impegno, allo studio, alla intelligenza dei giovani dentro le Università, anche d’Abruzzo, dove si fa ricerca, cultura, impegno quotidiano per l’Abruzzo (Abruzzo “delle pecore”, poesia anch’esso, e cultura, perché le belle facciate dei palazzi storici de L’Aquila sono sorti grazie all’economia pastorale).
Il Premio Silone ha due obiettivi fondamentali: la continuità con il pensiero e l’opera di Ignazio Silone, il sostegno alla ricerca e all’approfondimento. Esso serve anche a tramandare, a far conoscere all’estero il senso umano e artistico dell’opera di Ignazio Silone. Per questa ragione esiste una sezione dedicata alla traduzione, per far passare il messaggio del grande travaglio umano condiviso da Silone con noi attraverso le cose che ha scritto e consegnato. Oggi è sepolto ai piedi di un vecchio campanile, S. Berardo, che guarda la vallata del Fucino. Di questa Terra, di questo paesaggio, egli era una perfetta espressione: appassionato ma non appariscente nel suo modo inequivocabile di rappresentare l’essere umano.
In questo contesto, mi preme di ricordare che il giurista Alessandro Galante Garrone, recentemente scomparso, ricevette il Premio Silone a Pescina nel 1990: voglio esprimere la continuità tra questa Giuria e quella di allora, anche se, tranne Luciano Russi, i componenti erano tutti diversi, continuità che è il senso della civiltà e della cultura degli Abruzzesi.
Galante Garrone è stato un simbolo dell’Italia che persegue l’etica, la trasparenza, l’impegno civile, costante, coerente, comunque uno la pensi, che non ha mai ceduto alle tentazioni del potere e di un prestigio che ti venga offerto se sei disposto a seguire un percorso diverso da quello che ti consiglia il cuore.
Questa Giuria, attenta, ha ben lavorato, anche quando Gianni Melilla ed io stavamo in America del Sud, ci contattava per comunicare le proprie considerazioni (io e Gianni facevamo un’altra Giuria oltreoceano): alla fine, siamo giunti ad una decisione unanime nell’indicare in Ermanno Olmi il continuatore di quei valori essenziali per ogni società che voglia definirsi civile, libertà e giustizia.
Ho letto molte cose e visto molti film di Ermanno Olmi, ciascuno di noi è quel che ha letto; sono contrario alla pena di morte, anche per i film che ho visto da ragazzo, e nel 94, quando sono entrato la prima volta in Parlamento, ho organizzato con altri parlamentari, in 100 città d’Italia, 100 momenti di attenzione, di sensibilizzazione contro la pena di morte. Sono “di destra” perché ho letto certi libri e ho visto i film di Frank Capra.
Ermanno Olmi è nato a Bergamo. Realizza i suoi film dopo averli pensati, dopo averne immaginato il percorso culturale, ma anche dopo aver scritto e riletto ciò che ha intenzione di fare. Egli fa anche il Tecnico di Ripresa, fa il montaggio, Olmi è, per il cinema, l’uomo del Rinascimento, colui che fa tutta la gamma di attività che conducono al compimento dell’opera. Da “La leggenda del Santo bevitore”, fino a “Il mestiere delle armi”, Olmi è padre della propria opera, che segue passo dopo passo.
Questi sono gli elementi di contiguità con Ignazio Silone, porre l’essere umano, con i suoi limiti, le sue paure, le sue passioni, i suoi contrasti interiori, al centro del mondo senza ambiguità. Questo è il messaggio umano di Silone, che con i valori della pietà e della solidarietà sapeva miscelare temi politici e religiosi, mettendo il lettore in grado di sentirsi protagonista di un percorso.
Chi vi parla è cristiano e cattolico, e, nell’azione politica, cerca di essere soprattutto Cristiano, guardando il Cielo senza dimenticare le esigenze terrene.
Il senso della cristianità è il segno più forte dell’opera di Silone, ed Ermanno Olmi è sempre stato fedele a questa impostazione.

